mad scientist

ciao care persone, l’estate è giunta con tutti i suoi contro e i contro.

siamo qui riuniti per parlare degli hobby, che quando la uallera imperversa furiosa sono importanti. tipo, io ne ho un sacco: disegnare, fare piccoli mostriciattoli col cernit, strimpellare il violino a spese della uallera e delle orecchie dei vicini, e via discorreggiando.

a volte, condivido le mie opere “sui miei canali social”, volendo dirla alla social media marchetting che mo si porta assai,  e la condivisione è basata sull’auto-pigliata per culo. oggi, però, è successa una cosa strana.

un tizio tra le mie amicizie virtuali, che chi cazz’ ‘o sap’ e non so manco perché siamo “amici”, ha voluto condividere col mondo uno status interessante. tale status attaccava una tizia che acchiappava un treno di like condividendo opere dalla dubbia bellezza, ed altre cose. ovviamente non sono così presuntuosa da pensare che si stesse rivolgendo a me, ma sapete… a pensare male non si sbaglia mai.

in genere io sono come i gatti, ossia parecchio indifferente alle cose del mondo. ma purtroppo tengo il preciclo, ed a questo si aggiunge che al terzo posto delle cose che non sopporto ci stanno gli scienziati improvvisati. e questi sono sempre più numerosi.
gente che b&b (bellebuon) ne capisce di brexit, di valute, di referendum, di infibulazione, di donald trump e del parrucchino di donald trump, di rivoluzione dal divano di casa, e che purtroppo sente il bisogno impellente di dire la sua.
anche se nessuno gliel’ha chiesto e… guarda! il cazzo che me ne frega sta scappando lontanoooooo! tipo in messico.

quelli che tengono la scienza in tasca non li ho mai sopportati.

caro mad scientist, vedi che non basta mettere un like alla pagina facebook di wikipedia per diventare scienziati.
non sapevo si dovesse chiedere chiedere il permesso a gente come Lei per avere degli hobby, e chiedo scusa se ho offeso i suoi occhi da critico d’arte. ovviamente, da persona senza zizze, le mie condivisioni sono assolutamente auto-ironiche… poiché non voglio  offendere veri artisti come la mia amica annalilla.

quello che disegno, scolpisco, suono… fa schifo al cazzo. e infatti il mio lavoro è un altro. 

caro mad scientist, ho potuto notare che Lei spara su facebook un’opinione all’ora su ogni tipo di argomento: economia, finanza, politica, arte, etc. grazie a Lei questo week-end potrò imparare il significato della parola “genio”, e riflettere su quanto sia superiore rispetto a tutti noi. poi, dopo che avrò riflettuto, mi punirò con un cilicio che provvederò ad acquistare su amazon.

tuttavia, penso anche che se ti trovi una fatica o un hobby, avrai meno tempo di filosofeggiare a capocchia ed eviterai tendenze hipster.
tutti noi vorremmo porti una domanda: a parte inserire e-mail e password su facebook, come trascorri le tue giornate? Così, per mera curiosità.

cari scienziati di tutto il mondo, evitate di comportarvi come un ceppo originario del colera. sarete persone migliori.

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precauzioni

la cautela non è mai troppa.

se ci fossimo visti solo su linkedin, ora non avrei il raffreddore.

e invece no, ci dobbiamo per forza abbracciarecomestaicomenonstaibacetto… e mo tengo il naso che mi fa male, il fazzoletto alla mano, la testa pesante e gli occhi acquosi come quelli di certi animali.

e allora, scusa, non vorrei sembrarti sgarbata se ti saluto con la mascherina, l’armatura dei guerrieri dell’imperatore qin shi huang e l’ombrello, ma nella vita in generale non mi piace avere l’influenza.

in primavera, e solo in altre 3 stagioni dell’anno, è necessario mantenere le distanze dalle persone portatrici di peste che si possono mettere in malattia.

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no budget, no friendship

vi ho riuniti qui per parlare di una cosa insolita, i sentimenti.

voglio infatti ricordare alla gente che, nell’era dell’iperconnessione, ci sono ancora i sentimenti. uno dei quali, importantissimo e spesso messo da parte, è il danaro.

se vi ricordate bene, all’epoca, i the black eyed peas fecero anche una canzone dedicata a tutti noi freelance: where is the love?, dove love sta per soldi. ed è proprio quello che ci chiediamo ogni mattina: where is il tuo budget?

lo sa bene il traduttore freelance, facilmente riconoscibile per l’aspetto deperito, l’incarnato trasparente, la miopia, gli attacchi di panico e le allucinazioni da deadline.

lo sa bene il writer freelance, quello seduto sulla sedia a dondolo che guarda nel vuoto e incide senza motivo sui muri la frase preferita dei clienti: ma che ci vuole a scriverlo? lo sapessi scrivere pure ie. vanno bene 50 euro per 350.000 pagine?

lo sa bene il tatuatore freelance, che prepara il disegno, le stampe di varie dimensioni, inchiostri, aghi, e compagnia bella… e poi il cliente si fa venire in mente, 5 minuti prima dell’appuntamento, che tiene il coccodrillo con la manicure rovinata.

mi fermo qua. tutto questo per dire che l’umanità è sempre e comunque sopravvalutata, e che vorrei proporre un’associazione per freelance depressi il cui claim è: no budget, no friendship.

detto questo, vorrei precisare che, sì, è vero che mi metto le felpe e i jeans, ma non per questo faccio i siti internet. io faccio questo > cliccaqua.
non solo. tengo pure una p. iva, che non ti porta nessun vantaggio se non quello di insegnare al tuo commercialista viecchio a mandare le emoticon per email.
volevo pure ringraziare la gente che ci chiede se facciamo le fotocopie, siete voi i veri eroi.

https://www.youtube.com/watch?v=-0kcet4aPpQ

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consigli dalla zia

caro nipote che ancora devi nascere, devo dire che già ti stimo perché sono sei mesi che fai vomitare tua madre, e ci vuole una certa costanza a cacare il cazzo come stai facendo tu. bravo, zia è fiera.

ma veniamo a noi. tra un po’ sarai fuori, e voglio che tu sappia a cosa vai incontro, quindi te lo scrivo perché sono sicura che dalla pancia già sai leggere.

mo che esci vedrai svariate persone, quello con gli occhiali che piange è tuo padre, quella che lo consola mentre si sta richiudendo le ferite con un coltello infuocato è tua madre. quella con i capelli rossi è tua zia intelligente, io sono quella vestita male che cerca di farti dire “zia” appena nato. di noi ti puoi fidare.

prima di tutto spero che tu abbia un bel nome, e che la possibilità di chiamarti luke skywalker sia andata scemando.

studia.
ma non cose sceme, come le tue zie. studia qualcosa che, sì, ti deve piacere, ma che deve odorare di soldi. una cosa semplice, tipo ingegneria aerospaziale, così ci andiamo a fare natale su saturno, un domani.
non mi far mai sentire: voglio fare l’artista. anche perché non penso che tua mamma ti vuole campare fino alla tenera età di 45 anni.
ma attenzione, non sto dicendo che devi essere un ingegnere calvo e grigio con la uallera a tracolla, nessuno più di me apprezza l’arte. quindi l’artista lo devi fare nei ritagli di tempo, ossia quando non stai costruendo un missile nucleare o pigliando un nobel.
zia voleva fare la scrittrice, e vedi che fine che ha fatto.
abbi fantasia, apri la mente, imparati a suonare uno strumento, leggi cose, esci.

ora c’è il punto che concerne le femmine.
non ti presentare mai con la seguente tipologia di donna: hipster, hipster/artista, pereta starlight, idiota con pretese da intellettuale fallita, depressoide “con la testa tra le nuvole”. non vanno bene.
lo so, lo so, sarà difficile vista la gente che circola, ma non ti accontentare.

occhei, detto questo, ciao nipote. non mi chiedere soldi, non sono quel tipo di zia.
chiedimi idee, là sono forte.

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poesia di capodanno

uscire
nel traffico,
festeggiare,
aprire lo spumante pezzotto
in mezzo alla piazza
con tre soggetti cantanti lirici,
aspiranti faccicazz’ level ultimo piano torri gemelle,
che pure a gandhi
gli hanno fatto scendere
la paposcia.
io già tengo sonno mo’,
figuratevi a capodanno.

buon trapasso a tutti.

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apposto

anche quest’anno volge al termine, e sìtuttapposto è la risposta automatica alla domanda automatica “comestaituttobene?”.

sìtuttoapposto tranne quando.

l’anno scorso sono coraggiosamente entrata nei 30 con setto o otto attacchi di panico, che da vera cuor di leone ho affrontato con la tecnica dello struzzo. poi mi sono fatta capace, più o meno, quando ho smesso di dire: non a me, non sta capitando a me, non è vero.

ho aperto la partita iva, ed ho capito che è più facile fare la metanfetamina che una fattura.

ho preso due tartarughe che sono il ritratto dell’indifferenza, e nonostante questo, o proprio per questo, amo i loro occhi vitrei. e questo comporta inevitabilmente la seguente presa di coscienza: sei pazza.

mi sono rotta un braccio, e adesso la mattina sembro la controfigura corta e anemica di will smith in io sono leggenda, quando si sveglia la mattina e fa cricroc col braccio finto. colonna sonora: bobbemallei.

l’anno appena trascorso è stato come ricevere un panettone sulla cui scatola c’è scritto “con canditi”, e tu pensi “vabbè li levo e mi mangio il resto”.
e invece, dalla scatola, esce uno solo unico candito gigante che ride e ti insegue.

ma per non fare la uallera alle persone, dici sempre che dalla scatola è uscito un pandoro con la zuppa di latte in allegato. buon fatale a tutti.

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quella col poncho

ho dovuto comprare un capo d’abbigliamento che mai nella vita avrei pensato di dover indossare: un poncho.

questo perché mi sono allegramente rotta un braccio, per la precisione mi sono fratturata la paletta omerale, che, tra parentesi, ha un nome dolcissimo. dici paletta e pensi a una piccola cosa con gli occhi teneri, che purtroppo ti guarda, tra le lacrime, e singhiozza: perché mi hai rotto? brutta stronza di merda…

tra le altre cose, mi piacerebbe dirvi che l’ho rotta tipo scalando una montagna, o facendo bunjee jumping, o nel combattimento a mani nude con un pullastro e un coccodrillo feroce contemporaneamente. invece, mi sono scapezzata con la bicicletta, una cosa veramente sfigata… come quando un gabbiano mi attaccò e caddi in un cespuglio.
per la precisione, la ruota della mia cindy lauper si è incastrata in dei binari inutilizzati, che la nostra città superfigaeuropea lascia alla mercé di malcapitati alternativi utilizzatori di mezzo green.
vi devo fare un culo tanto.

ma comunque, dopo un’operazione, ora è quasi tutto occhei… tranne per il fatto che vado vestita come un pappone che fa la comparsa nei sobri video di rihanna.
per non sembrare una criminale che spaccia la roba nel queens, la mia new age madre mi ha regalato questo poncho, che, adesso, mi fa sembrare uno di quei cazzo di mariachi.
poteva andare peggio, potevo somigliare a salvini, o alla moglie di renzi, o alla regina elisabetta.

ciao dal mio braccio bionico.

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poco bike-friendly

io adoro la mia bici. prima di tutto perché era quella della mia madre new age, in seconda battuta perché permette al mio culo di sfidare la forza di gravità senza iscrivermi a palestre portatrici sane di zumba e altre cacate ibride.
ma non è facile essere bike lover dove abito io.

come namber uan ho dovuto superare l’onta hipsterista, poiché questi quattro sciarpadotati in qualsiasi stagione hanno sdoganato barba e bici come se fossero cose dell’epoca hipster.
uno con cui uscivo mi disse che se andavo in giri su una bici vintage ero hipster. inutile dire che, dopo quest’affermazione, si beccò un sonoro accir’t, con consequenziale interruzione di relazione. sono ipersensibile, non è colpa mia.

poi si è trattato di conservazione della specie, la mia specie.
quando sei in bici la gente, dove abito io, non ti vede.
oggi, stavo camminando per i fatti miei quando mi è quasi arrivato nei denti lo sportello di una macchina parcheggiata in doppia fila. care persone, gli specchietti laterali non servono solo a truccarvi, o ad aggiustare il ciuffo per il selfie che seguirà. cioè, ci stanno i filtri per sembrare nonilcesso.

per non parlare di quel poco di pista ciclabile occupata dai passeggini, che bell’ e buon’ sterzano e ti vengono addosso, e da pedoni con la camminata da ubriachi.
peccato che queste neo-mamme trovino me sul loro cammino.
una me a cui non piace particolarmente frenare in prossimità dei loro passeggini.

se stavamo ad amsterdam già vi avevo arrecettato.

fatemi stare queta, già fa caldo.

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fasi estive, le mie

sono sicura che molti di voi sono felicissimi per la questione è estate, tutti al mare, divertiamoci, yahooooo dallo scoglio. infatti, è una vera meraviglia svegliarsi con un phon puntato in faccia, e andare a dormire con una zanzara grande quanto il porro di lemmy dei motorhead che ti canta la ninna nanna.

fase uno: autoconvincimento.
vabbè, ma non fa poi così caldo, o forse questo è solo un picco che dura circa otto mesi. posso farcela. alla fine, il caldo è uno stato mentale. basta stare fermi in stato vegetale per non sudare.

fase due: rassegnazione.
occhei, se non posso combatterlo mi unirò a lui. ora, suderò ad oltranza per fargli capire che non mi fa paura. però aspè, tengo un calo di pressione.. *la stiamo perdendo, la stiamo perdendo! portiamo ossigeno al cervello ragazzi! sissignore, ma non lo troviamo!*

fase tre: disfunzioni fisiologiche.
non riesco a dormire, il mondo è una grande palla gigante di caldo, sono tutti cattivi e non capisco perché ci sono fenomeni come le baby metal e il cane che somiglia a putin. ho fame, ma non so cosa mangiare, forse melone e patatine.

fase quattro: essere ameba oggi.
il mio tempo si divide così: metà del giorno bevo, l’altra metà sto nel cesso a fare pipì. il senso di frustrazione aumenta, e te la prendi con il tuo compagno.
*secondo te sono pesante? 
e perché non mi vuoi bene?
tu non capisciiiiiiiiiiiii!
non uscire dalla stanza, sto parlandooooo!
mi trovi chiatta?
io non dipendo da te! sono una donna indipendenteeeeee!
quale parte di ‘voglio le coccole’ non è chiara?
tengo caldo, però il condizionatore no!
non è vero che vai in cucina per bere, tu non mi vuoi bene!*

fase cinque: intuizioni improvvise.
non sono le piante che danno ossigeno, sono i peti di unicorno. ma essendo l’unicorno un essere invisibile, non è un fatto dimostrabile.

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mal comune, mezza birra

in questa mite serata estiva, derivante da una giornata climaticamente confusa a livello tipo dell’ultimo album dei muse o di tutta la carriera di vasco rossi, penso che vorrei scrivere di più per deprimervi di più…

ma sapete bene quanto i giovani di oggi sono impegnati a lavorare 23 ore giornaliere/5minuti per pipì per la guadagnare stipendi da hollywood. lo spazzino di hollywood.

come avete passato questo ponte del 2 giugno? io il lunedì stavo fuori al balcone a prendere il sole, poiché al mare che c’è dove abito io ci sta una bandiera blu grande quanto una mano di gianni morandi, che però tiene il famoso rovescio della bandiera di un bel colore che si è sempre portato tra i dark: petrolio.

e nel mio voler inserirmi nella contemporaneità, mi volevo giustamente sparare un selfie per far vedere come stavo bella fuori al balcone, tutta sudata, con la pressione che vertiginosamente scendeva al piano di sotto.
ma ahimè! è palese ormai che la sottoscritta, che ha sempre vantato di essere una persona intelligente, che abusa dei che, risulta essere sprovvista del pollice opponibile da selfie.

come me ne sono accorta? ero distesa sull’asciugamano e all’atto del selfie mi sono chiavata il telefono in faccia.
tutta colpa dell’evoluzione.

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